Dal cartoon al live action
Creare una trasposizione filmica di un’opera di animazione, oltre tutto superba, non è così semplice come potrebbe apparire in un primo momento. Nel caso specifico si parla del capolavoro di Makoto Shinkai 5 Centimetri al Secondo che il fotografo giapponese Yoshiyuki Okuyama ha voluto riproporre facendo di quell’opera un live action. Alcuni, fin troppo rigidi, non l’hanno presa bene, contestando innanzitutto la differente lunghezza tra le due versioni, la prima di poco più di un’ora, la seconda di un’oretta in più. Altri ancora non hanno notato nel film diretto da Okuyama la profondità del discorso del predecessore. Ma il fatto è che 5 Centimetri al Secondo animato-si può vedere su alcune piattaforme a pagamento e su youtube– è diviso in tre capitoli, l’ultimo quasi una miscellanea dei precedenti, cosa che avrebbe reso il film troppo schematico nella propria struttura, forse fin troppo semplice sul fronte della realizzazione. Insomma Okuyama ha voluto complicarsi la vita: è rimasto fedele al soggetto originario ma ha preferito, rischiando, intersecare i piani temporali che si uniscono senza soluzione di continuità rendendo la vita allo spettatore-il film è stato proposto in versione originale al Far East Film Festival di quest’anno ed è visibile sulla piattaforma di mymovies one fino al 2 maggio- più complessa ma alla luce del risultato finale ugualmente esaltante.
Riflettendo su tempo e impossibilità
5 Centimetri al Secondo è una riflessione sul tempo e sulle impossibilità sentimentali. È una storia di adolescenti che si incontrano, si scrivono, si perdono, restando imprigionati nel territorio del ricordo o, altri, riuscendo ad accettare queste impossibilità o infine riuscire ad affrancarsi. È un soggetto potente nella propria semplicità che Makoto Shinkai, come i grandi autori d’animazione giapponesi(inutile ricordare Miyazaki e lo studio Ghibli), nel 2007 esaltò attraverso il disegno e voci fuori campo, proprio come se si trattasse di un romanzo animato. Okuyama, invece, ne fa un film, inserendo uno spazio temporale nuovo, quello del planetario da cui fa iniziare e di fatto concludere la vicenda, dando voce ad immagini e ad attori. Una rivoluzione rispetto all’originale? Per niente perché il fotografo tramutatosi in regista segue in modo pressoché identico, tramutandole in immagini, le varie tavole che compongono l’opera di Shinkai. Non mancano quindi il lancio del razzo spaziale, gli intermezzi tra una scena e un’altra con le allegorie degli uccelli che volano, delle nubi che si addensano, le quinte composte dai paesaggi metropolitani o da panorami mozzafiato, la neve, le orme di chi cammina su essa, i treni, le stagioni che si alternano, le aule di scuola, i ciliegi in fiori-il titolo richiama la velocità con cui un petalo di ciliegio cade al suolo- e soprattutto le espressioni dei tre protagonisti principali.
Una delicatezza ….ruffiana
Okuyama lavora moltissimo proprio sulla recitazione dei suoi attori e ci riesce soprattutto con Haruto Ueda e Noa Shiroyama, Takaki Tono e Akari Shinohara da bimbi. Lo fa con delicatezza, spesso ruffiana, da acchiappa lacrime a comando, trasferendo lo struggimento continuato dei personaggi al pubblico. È questo il limite del film che, rispetto all’anima del 2007 spesso perde il senso più autentico del soggetto, incamminandosi verso riflessioni meno originali, più scontate, da mélo. Eppure 5 Centimentri al Secondo riesce ugualmente a cogliere nel segno. In periodo di vacche magre cinematografiche basta osservarne la bellezza formale per rimanere affascinati. È chiaro che chi ha una certa abitudine al cinema giapponese non vede nulla di realmente nuovo: tutto qui viene riproposto e rimodellato seguendo una lezione culturale antica, intrisa di tradizione che va dagli spaccati di Ozu, alle atmosfere del miglior Kitano, fino a Kore‘eda. È il Giappone della grazia, della fortissima relazione tra individui, natura e leggende che li uniscono. Ma è anche quello della solitudine ed è il mondo scandito dallo scorrere delle lancette, da possibilità che si spengono, dal tempo che fa il suo corso, dalla caducità delle relazioni individuali. Ciò che 5 Centimetri al Secondo di Shinkai aveva posto al centro del sottotesto e che Okuyama non sfrutta in toto, preferendo appunto un discorso più lineare e superficiale. Ma dire che la sua versione sia un mezzo fallimento proprio no. Anzi.