The Green Border: l’umanità cancellata dalla geopolitica nello straziante e prezioso film di Agnieszka Holland

Un’opera di parte bella e coraggiosa

A DIFFERENZA di Io Capitano di Matteo Garronehttps://guidoschittone.com/io-capitano-linferno-sotto-forma-di-favola-raccontato-da-un-evoluto-matteo-garrone/The Green Border, nell’originale polacco Zielona Granica, di Agnieska Holland parte già da una tesi precostituita. Se nel film dell’autore campano il giudizio conclusivo sul problema dell’immigrazione spettava allo spettatore, in The Green Border è la regista stessa a offrire una visione precisa della propria riflessione. In comune ci sono il viaggio, in Garrone allegoria della crescita individuale, e la sofferenza per raggiungere l’Europa. Ma tutto il resto fa parte di mondi cinematografici se non agli antipodi almeno molto distanti tra loro. Holland non crea favole; preferisce assestare un uppercut preciso alle coscienze. Che tramortisce, emoziona e spesso fa inorridire, perché non ci sono filtri, perché sembra tutto vero. E questo era il suo scopo.

Benvenuti ai confini, purtroppo, della realtà

Holland segue un gruppo di potenziali-guardando il film si comprenderà l’uso di questo aggettivo- rifugiati per motivi politici e umanitari: provengono dall’inferno dell’Isis in Siria ed ad essi si unisce un’esule afgana. I primi vorrebbero attraversare il confine tra Bielorussia, dove sono atterrati, e la Polonia per poi raggiungere la Svezia. La seconda andare dal fratello, da tempo risiedente in Polonia. Il problema è che una volta arrivati in Europa verranno spostati in continuazione tra le due nazioni. Un andirivieni brutale, figlio delle tensioni tra Minsk e Varsavia, in cui qualsiasi diritto viene calpestato. Più che in un’Odissea si ritroveranno in un girone infernale, vittime senza colpe della geopolitica. Picchiati, torturati, affamati, assetati, resi res nullius. È quello che un ufficiale della guardia di frontiera polacca ordina ai propri soldati: non considerare gli esuli come umanità. Holland li segue lungo il loro tragico falso movimento imposto, dove i giorni sono scanditi da notti all’addiaccio, tentativi di fuga, privazioni, malattie, umiliazioni, divisioni di famiglie, perdite. E su questa storia di base ne innesca altre, quella di un soldato e di una psicologa che diventerà parte attiva di un’organizzazione umanitaria.

A Oriente del Giardino dell’Eden

La potenza di The Green Border è amplificata dall’uso del bianco-nero. Attraverso questo Holland mostra le piaghe interiori e esteriori dei migranti;si sofferma sulla progressiva devoluzione del fisico e della speranza, dissolve tra le foreste, gli acquitrini, le paludi l’idea stessa di Europa. Quelle terre assomigliano ai luoghi dove si consuma il dramma finale di uno dei migliori romanzi del’900, A Oriente del giardino dell’Eden di Israel Singer-chi non lo ha letto ha perduto molto ma è ancora in tempo per rimediare- che guardando The Green Border mi è tornato in mente. E sembra che da allora non sia cambiato nulla:la stessa crudeltà, le illusioni completamente perdute. È vero nel prefinale c’è un leggero accenno di umanità che torna a risplendere. Ma è la parte che ho apprezzato di meno, con una canzoncina rappata, didascalica che nulla aggiunge. Anzi. Quello vero è un altro ed è l’ennesimo pugno che Holland assesta a una Polonia in cui ormai non si riconosce più.

Polemiche politiche a parte è un grande film

Appena uscito in patria, The Green Border ha scatenato polemiche a non finire. Non è stato candidato agli Oscar per il miglior film straniero e addirittura viene proiettato con l’introduzione di un video, voluto dal Ministero degli Interni polacco, in cui il governo imputa alla regista di avere affrontato l’argomento in modo distorto. Di sicuro Holland ha in ogni caso raggiunto il proprio scopo. Il film è bellissimo, commovente, mai urlato-se non, ribadiamo, nell’inutile scenetta con acclusa la rappata d’ordinanza- e quando arriverà da noi da vedere a tutti i costi. Per prendere atto, attraverso la crudele poesia delle immagini, che forse l’Europa è ancora un postulato e niente di più.

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