Rocketman di Dexter Fletcher. Laddove fallisce Bohemian Rhapsody riesce questo biopic su Elton John. La commedia musicale diventa il grimaldello-piacevole e divertente-per comprendere le sfumature dell’uomo, per metterlo a nudo. Grande interpretazione da parte di Taron Egerton. Messinscena variopinta, colorata, quasi psichedelica stile Ann’70. Battito di mani.

I Fratelli Sisters di Jacques Audiard. Il grande autore francese finge di varcare l’Oceano per andarsene in un viaggio western in un’America che non ha frontiere, che è un sogno in intinere. In realtà ripropone in modo magistrale i temi a lui più cari: menomazioni morali e fisiche come metafore di ciò che si è perduto, la sconfitta delle utopie di società migliori, la salvezza nei vincoli di sangue. Il tutto rivisitando il genere, tuffandosi dentro il western con la gioia di un bambino che, come noi, si è cibato di quei film e che del genere non si stancherà mai. Grande cast con il duo Phoenix e Riley in gran spolvero e Gyllenhaal-Riz Ahmed non da meno. Standing Ovation.

Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen. È verissimo il signor Zelig gira sempre attorno agli stessi argomenti; qui ritorna a casa propria costruendo in modo dolce, quasi malinconico e con la solita graffiante ironia preconclusiva il romanzo di formazione di una coppia di ragazzi alle prese con il fascino, i tic, le nevrosi, gli isterismi, le illusioni e disillusioni della Grande Mela. Bravissimi Chalamet, Fanning, Gomez, Law, Schreiber e Jones. La morale è che New York resta sempre il luogo dove tutto è possibile, l’unico e autentico posto del sogno. Niente di nuovo fino a un certo punto ma i film di Allen sono come i romanzi dei fratelli Singer. Non sbagli mai a vederli come a leggerli. Magistrale.

Boehemian Rhapsody di Bryan Singer. Vedi alla voce wikipedia chi era Freddy Mercury e chi erano i Queen. Sarà che il mio quasi recente modello di riferimento per un biopic su un’artista più o meno maledetto è il notevole Control di Anton Corbijn sulla vita di Ian Curtis ma in questo strombazzato prodotto ho trovato solo musica e poco Mercury. Un compitino pulito pulito. Per carità è formalmente bello con l’eccellente Rami Malek da premio Oscar eppure da un regista che ha firmato I Soliti Sospetti sarebbe stato lecito pretendere di più. Fortunatamente ho risparmiato il costo del biglietto, guardandolo a casa. Quattro salti in padella e il pranzo è servito.

Downton Abbey di Michael Engler. Piacevolissima trasposizione cinematografica di una tra le serie televisive di maggior successo. Padroni e servi uniti dallo stesso obiettivo e dal reciproco rispetto. Cast che gira al massimo, serietà cinematografica dispensata a piene mani. Professionale

Juliet Naked di Jesse Peretz. Commediola senza infamia e senza lode che parte molto bene e poi si perde nello scontato, fiaccando le ottime prove attoriali di Ethan Hawke e Rose Byrne. Sono quei film che mettiamo guardo a casa in una serata in cui non voglio impegnarmi più di tanto ma che nulla aggiungono alla conoscenza o al gusto dello spettatore medio che sono. La prossima volta guardo C’è Posta per Te.

Le Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi. Io adoro questa signora per la sua sensibilità, la spiccata intelligenza, il gusto e il coraggio di affrontare strade sempre diverse. Il suo film del 2019 affascina ricalcando stereotipi psicologici, isterismi e nevrosi di cui la splendida villa è contenitore e, come nella migliore tradizione drammaturgica, luogo deflagrante di questi. Le mancanze colpiscono a turno ognuno dei protagonisti, tutti sono monchi, tutti alla ricerca disperata di un motivo per proseguire. Eppure, a fronte di un incipit potente e promettente, il film alla lunga si appiattisce, diventa ripetitivo e la soluzione finale appare troppo artificiosa e poco convincente. So che VBT può fare molto di più.

Suspiria di Luca Guadagnino. L’anti remake di Guadagnino o lo si ama o lo si odia. Non possono esistere mezze misure, perché questo film è estremo in ogni particolare, delirante con logica, esteticamente bellissimo, citazionista con quei rimandi spontanei e istintivi che provengono dal substrato psichico che ognuno di noi si porta appresso più o meno inconsciamente. Ho adorato questo Suspiria e persino amato Dakota Johnson che messi da parte i pessimi eroticharmony (tra film e saga libresca non si sa quali siano i peggiori) delle 50 Sfumature qui firma una prova d’attrice più che importante che avrebbe meritato parecchie citazioni mai arrivate. La personalità non si acquista al supermercato. Guadagnino la possiede. E a me sta bene così.

La Paranza dei Bambini di Claudio Giovannesi. Carino sì ma non aggiunge nulla di nuovo a quanto si è già visto, rivisto e a ciò che si conosce e non capisco lo squillo di trombe e i rulli di tamburi di accompagnamento alla proiezione. L’impressione è che la napoletanità di chi sta dall’altra parte stia diventando un vero e proprio genere cinematografico, però come si sa il troppo stroppia e temo che questo continuo abusare dei soliti argomenti rischi per seccare la pianta. Preferisco allora i docufilm degli autori locali. Si veda per esempio l’encomiabile Largo Baracche di Gaetano Di Vaio che nel 2014 trattava lo stesso argomento in presa diretta con ben altri risultati e sfumature, unendo informazione alla fiction. Nulla di nuovo sul fronte meridionale.

Comments are closed.