Victim(s):eccelsa opera prima sul bullismo ma non solo

lunedì, Giugno 29, 2020 0 , , Permalink 4

Victim(s), la parentesi non è un errore, è la sorprendente quanto importante opera prima della regista cinese Layla Xhuqing Ji presentata in prima mondiale al FEFF22 dopo essere stata girata in Malaysia per sfuggire alla potenziale tenaglia della censura cinese. Specifico che non sono un distributore ma se possedessi denaro e conoscenze non mi tirerei certo indietro nell’acquisirne i diritti. Lo farei al volo. Perchè Victim’s è un’opera quasi perfetta, determinata da una sceneggiatura importante quanto semplice e chiara, in grado di non avere mai un cedimento per tutta la durata. Soprattutto è un film che sprigiona equilibrio e intelligenza. Il grande merito di Ji è compiere un’analisi approfondita del fenomeno creando spettacolo e di osservare il bullismo attraverso la differenziazione delle ottiche. Nulla è monotematico; quando lo spettatore è in procinto di odiare o parteggiare per un personaggio interviene un fatto nuovo a modificarne giudizio e percezione. È una fluidità narrativa rara in un esordiente che va a coinvolgere tutti i protagonisti della vicenda, non disdegnando anche un piccolo accenno-scenico- sul significato dell’arte, capace di offrire una più approfondita osservazione della realtà.

È la classica notte buia e piovosa quella in cui una donna entra bagnata fradicia nel suo piccolo appartamento e viene avvertita che il figlio è morto accoltellato. Assieme a lui anche altri due ragazzi della stessa scuola sono finiti all’ospedale in fin di vita. L’autore è un compagno di classe, il più bravo e il più benestante. È il reo confesso, il colpevole ideale perchè nulla offre maggiore soddisfazione alla gente e ai media di vedere un ricco rischiare la pena di morte. Solo che la storia non sarà come lo spettatore si attende. In Victim’s lo scontato è bandito, eliminato al primo accenno. Layla Ji parte da un fatto evidente e da un colpevole certo per imbastire una vera e propria analisi psicologica e sociale che va a coinvolgere studenti e rispettive famiglie. Procede per progressivo smontaggio delle certezze che lei stessa ha provveduto a creare.Chi è il bullo? Perché lo è diventato? Esistono degli innocenti? Quali sono gli aspetti più intimi che hanno scatenato la violenza? La regista è spietata, resta terza rispetto a tutto ciò che accade e offre uno spaccato di disagio dalle radici lontane, che non si limita ai ragazzi e che non coinvolge soltanto le loro famiglie, tutte disfunzionali ma in cui i legami con le madri sono solidi, inscalfibili.

La scuola diventa il territorio neutro in cui ognuno sfoga le proprie frustrazioni. Lo fanno i ragazzi ma lo stesso accade tra le ragazze. C’è la legge del branco che contiene singole fragilità; ci sono l’incapacità di esprimere i propri orientamenti sessuali e quelli artistici, l’impossibilità psicologica di denunciare i torti subìti, la debolezza di un sistema che finge di non vedere, rigido solo nella forma ma assente nella sostanza. Lo stesso accade nelle case dei ragazzi, con le madri vittime di uomini sfaccendati o di improvvisati amanti inaffidabili.

Il Bullo è bullizzato, le vittime sono i carnefici morali, i mandanti della loro stessa sorte. Ji però evita la tentazione di creare un film sulla vendetta. Non è questo il suo scopo e non cade nel tranello del genere. Come non le interessano le evoluzioni processuali del caso che prende in esame. Si affida piuttosto alle madri di chi ha ucciso e di chi è morto, al loro incontro-che avviene subito-, ai repentini scambi di ruoli e al trait d’union della vicenda che è Qianmo l’ultima alunna giunta nella scuola d’arte dove studiano i ragazzi. Saranno loro a determinare lo sviluppo conclusivo, indicando un nuovo percorso da intraprendere anch’esso in definitiva figlio dell’ambiguità, perché nasce-non anticipiamo nulla-da qualcosa che volutamente andrà custodito solo nella memoria delle tre.

Victim’s offre molte opzioni, non rischiando mai di focalizzarsi su un unico aspetto. Il ruolo dei media nel film coincide con l’ espressione del volere della gente alla quale, come recita il personaggio di Qianmo << non interessa la verità. Hanno solo bisogno di incolpare qualcuno perché è la cosa più facile>>. Non meno dura è la critica verso il sistema di comunicazione interpersonale, l’immortalare ogni violenza attraverso l’uso del telefonino, come film da interpretare. È anche a causa di questo che i ragazzi di Victim’s sono inconsapevoli. Dice Chen alla madre subito dopo avere confessato il proprio omicidio :<< Non pensavo che fosse così facile morire>>. Il film trae molta forza dalla plurivocità dei suoi personaggi, dall’assenza dell’anima bella, dalla mancanza di compiacimento e dalla delicatezza con cui Layla Xhuqing Ji disegna le scene in teoria più violente. Non ha bisogno di troppo sangue: la violenza nel suo film è quella che ognuno di noi si porta dentro, che viene da lontano.

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