Sui film di guerra vince Kubrick

sabato, Dicembre 29, 2007 0 No tags Permalink 0

802.jpg<< La valle di Elah >>, l’ottimo film di Paul Haggins con Tommy Lee-Jones al vertice della carriera per intensità e equilibrio interpretativo, non è una pellicola sulla guerra come in molti critici continuano a sostenere. Se così fosse non aggiungerebbe nulla a quanto di già visto e scritto hanno prodotto Hollywood e dintorni dall’inizio dell’avventura cinematografica. Si parla di guerra per mettere in luce la relazione tra padri e figli e ciò che accade in Iraq è un semplice pretesto di trama. Non è quindi un film pacifista o guerrafondaio. E’una grande opera nella quale la guerra entra come elemento di disturbo tra ciò che era una generazione e ciò che è l’altra, tra le diverse concezioni del bene e del male, unite dall’ identico orrore e dal cambiamento della morale . I film sulla guerra sono altri nel panorama cinematografico. Siccome è festa e sono in vena di divertimento ho stilato una mia personale classifica dei primi cinque, lasciando da parte quelli del neorealismo italiano e concentrandomi sulle produzioni anglofile di qualità che da sempre riescono a unire la riflessione sull’orrore con l’elemeno spettacolare. E’ Stanley Kubrick a vincere con il suo << Orizzonti di gloria >>, un film del 1957 che ancora oggi mantiene intatta modernità, taglio narrativo e una forza di denuncia – non per niente fu vietato in Francia fino al 1975- dalla quale poi sono nati e prosperati gli esempi successivi. Per capacità visionaria, per messa in scena, per avere consegnato alla storia del cinema alcune delle immagini più ipnotiche << Apocalypse Now >> di Francis Ford Coppola merita la piazza d’onore davanti a un altro film epocale, lo splendido << La sottile linea rossa >> di Terence Malick. Quarto un altro Kubrick, << Full Metal Jacket >> dove la lezione di << Orizzonti di gloria >> viene applicata con sarcasmo alla modernità. Quinto, infine, un piccolo film: <<…e Johnny prese il fucile >> del reietto di Hollywood Donald Trumbo, la cui carriera di sceneggiatore venne tarpata e osteggiata all’epoca del maccartismo. Seguono poi << Il cacciatore >> di Michael Cimino e << Platoon >> di Oliver Stone. E siamo già a sette, seguendo criteri individuali, personali e per questo molto opinabili da parte di chicchesia. Ma sono i miei e me li tengo.

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