Si, il lato è positivo

sabato, Marzo 9, 2013 0 No tags Permalink 0

unknown-13.jpeg

<<Il lato positivo>> è un film riuscito ed è comprensibile il motivo per il quale abbia ottenuto un ottimo successo negli Usa regalando a Jennifer Lawrence l’Oscar per la migliore attrice protagonista della stagione cinematografica 2012. Ma c’è un altro fattore a fare della pellicola una speciale:la capacità del regista, David Owen Russell. Fino a qualche anno fa era stato uno dei tanti autori di scarsa presa critica per film che non convincevano appieno. Ma con The Fighter– la cui recensione appare su questo blog all’indirizzo www.guidoschittone.com/?p=343– aveva mostrato appieno le proprie qualità di ripresa, di messa in scena, di scavo psicologico dei personaggi. Ora si è riproposto con un’opera solo in apparenza differente. Sulle prime e in superficie potrebbe apparire come una commedia brillante confezionata secondo i migliori canoni della tradizione hollywoodiana. Nella realtà, invece, <<Il lato positivo>> non è altro che una variazione sul tema, lo stesso di <<The fighter>>. Anche qui, come nel film con Christian Bale, l’epicentro della storia gira attorno alla relazioni familiari. Anche qui c’è un’ossessione alla base della psicosi del protagonista e poco importa che il personaggio di Pat, il magnifico Bradley Cooper, invece che pugile sia un professore finito in clinica psichiatrica dopo aver scoperto il tradimento ricevuto da sua moglie. Perché, e lo comprenderemo man mano che la storia andrà avanti, l’autentico problema non è quello di allontanare il chiodo fisso e riconquistare l’amata ma di rimettere in sesto i cocci della relazione tra lo stesso Pat e la famiglia nella quale è nato e cresciuto. Padre, madre, fratello, amici. E’un percorso di vita che Russell descrive a suo modo.

L’OBIETTIVO   della camera è nervoso. Si muove con bruschi stacchi e primi piani degli occhi degli interpreti, si fissa sulle espressioni dei singoli più che sui totali ma in modo corale, accompagnandoli con i discorsi di ognuno che spesso si sovrappongono proprio per dare l’idea di cosa ci sia dietro alle paranoie di Pat. Un padre che ha perso tutto, il lavoro, i soldi, che nelle imprese della squadra degli Eagles trova una valvoladi sfogo. Non è solo passione, è il velo che il personaggio di Robert De Niro stende sul suo reale dramma privato: quello di non essere mai riuscito ad avere un colloquio autentico con i propri figli  e in specie con Pat. E c’è la figura della madre, Jacki Weaver, accomodante. Genitori affettuosi, preoccupati, dai quali traspare l’impotenza nell’aiutare il figlio ad uscire dalla propria sindrome. Per Pat, uscito dal manicomio contro il parere degli psichiatri e in stato di libertà vigilata, il ritorno a casa è  tentativo di riappopriarsi dell’esistenza, di trovarne un senso, di sbloccarla. E’lo sforzo di scacciare gli incubi e i fantasmi che puntualmente ritornano e provocano scatti d’ira che altro non sono che di disperazione. Finché non incontrerà lei, Jennifer Lawrence, un’altra psicopatica come lui,con un marito morto alle spalle, una vita di eccessi, di psicofarmaci, di sonniferi, di sesso sfrenato. Ma pronta per reagire, per svoltare.  Sarà questa unione di due apparenti diversità a permettere il ritorno di un’armonia non banale, nella quale tutte le caselle andranno a posto senza se e senza ma, senza dubbi perché il lato positivo non è solo il titolo italiano del film o ciò che il personaggio di Bradley Cooper vorrebbe senza riuscirci  imporre alla propria esistenza e a quella degli altri.

LA MAGIA del film risiede in questo: potrebbe essere un dramma, invece è una commedia. Sono i poli nei quali stazionano rispettivamente << The Fighter>> e << Il lato positivo>> che è brillante senza mai cedere nello scontato o nell’edulcorato fine a se stesso. La bravura di Russell sta nella capacità di amalgamare gli aspetti tragici con quelli leggeri. Di fare un film che tiene dal primo all’ultimo minuto lo spettatore incollato alla poltrona, riuscendo a suonare tutte le corde emotive richieste da chi guarda. C’è persino la lagrimuccia finale dell’happy end. Come se il regista abbia studiato a memoria i grandi <<vecchi>> hollywoodiani del passato, da Billy Wilder a Ernst Lubistch, per riproporci in chiave moderna discorsi serissimi in forma leggera.

LA FAMIGLIA per Russell è la vera e autentica fabbrica delle ossessioni individuali. Si nasce e si cresce per parlarsi celando i nostri lati oscuri. Ma è nel territorio del non detto, del particolare sfuggito alla vista e al cuore, che si annida la corrosione che poi porta alla discesa nel buio delle ossessioni. In <<Il lato positivo>> questo essere soli e interrotti in mezzo agli altri viene calibrato, modulato; il regista usa alla perfezione il bilancino del farmacista- dramma, sorriso, lacrima, risata, sospiro di sollievo- per proporre la medicina che reputa più giusta. E sfonda trasformando l’incomunicabilità in comunicazione, le parole al vento in espressioni del sentimento più puro. Nell’operazione lo aiutando gli attori. Jennifer Lawrence oltre che nel suo film d’esordio The Burning Plane dello scrittore messicano Guillermo Arriaga ci aveva lasciati stupefatti in quel piccolo capolavoro che è Un gelido inverno di Debra Granik. E’uno dei migliori noir degli ultimi anni- la recensione su www.guidoschittone.com/?p=343– grazie al quale l’allora ventenne Jennifer venne candidata all’Oscar 2010. Quest’anno lo ha vinto di slancio, portando nel personaggio di Tiffany  ribelle, svitato, <<smandruccato>>- come dice lei stessa nel film- e dolcissimo molto del precedente. Bradley Cooper offre qui la sua migliore interpretazione di sempre: è lui il perno del film, è attraverso le sue paranoie, i suoi sbalzi d’umore, i dubbi, l’attaccamento a un’ossessione artificiale e al rifiuto iniziale di una vita vera, che <<Il lato positivo>> suona tutte le note musicali. Assente, presente, uno sguardo mai banale, capace di passare dalla follia all’umanità estrema, costruisce una prova attoriale che costituirà probabilmente la base per una carriera migliore di quella finora avuta. E poi c’è lui, Robert De Niro, il valore aggiunto nel disegnare la figura del padre. Bastano i suoi sguardi nelle scene collettive, le sue espressioni, l’amore inespresso per il figlio, l’ansia di non riuscire a trovare un punto d’incontro, il senso profondo del fallimento esistenziale e allo stesso tempo la voglia di non mollare, di attaccarsi a qualcosa per scrivere che grande attore era e grande attore è ancora. Il resto del cast non è da meno. E se tutto questo non fosse sufficiente non resta che andare al cinema perché <<Il lato positivo>> è costruito a misura di spettatore. Segno ulteriore della bravura di David Owen Russell, un regista che passo dopo passo sta diventando un punto d’approdo sicuro per chi ama i buoni film e non le solite cose.

0

Comments are closed.