La TV del nulla uccide il gusto

domenica, Marzo 22, 2009 0 No tags Permalink 0

appaloosa.jpgHo pubblicato la locandina di << Appaloosa >> ma avrei potuto farlo anche con << Milk >>, con << Frost-Nixon >>, con << Le tre scimmie >>, con la maggior parte degli ottimi film che non sono andati molto bene al botteghino, sovrastati spesso dalle solite, immancabili banalità del cinema globalizzato, prefabbricato. Perchè ha ragione Paolo Mereghetti sul Corsera del 21 marzo: il gusto della gente sta bocciando tutto ciò che va al di fuori delle mode e per imporre un grande film – nei contenuti più che nel budget- a volte non basta una massiccia campagna di informazione. Non è una riflessione di uno snob o di uno abituato ai dibattiti da cineforum degli anni’70. Ma di un semplice fruitore di cinema, di un modo espressivo parallelo alla narrativa, che ci pone domande in modo più o meno serio, che alla fine non trovano mai risposte perché si tratta dei punti interrogativi dell’esistenza. Sono le utilissime << inutilità >> che differenziano gli uomini. Chi si pone domande, chi cerca nell’espressività un rafforzamento delle proprie e chi invece non cerca nulla, ma subisce ciò che il convento passa: questa è la differenza tra chi ama cinema e narrativa – esempi a me congeniali- e chi va in una sala o legge tanto per farlo, con l’aggravante di non essere più in grado di distinguere ciò che vale da ciò che si può serenamente lasciare in disparte.E’una questione di ( buon ) gusto: pur essendo presenti in ognuno cromosomi contro i quali nulla si può fare per cambiarli è altrettanto vero che alcuni strumenti di comunicazione mediatici possono aiutare nella formazione di un gusto. La televisione per anni è stata deputata a questo. Faccio un esempio: l’altra mattina ritrovando un’agenda che pareva misteriosamente scomparsa, mia moglie ha scoperto che in casa possediamo in versione vhs tutti i film di Truffaut, molti di Chabrol, Coppola, alcune chicche degli anni 60 tipo << Vanishing Point >>, quasi tutto il free cinema inglese. Insomma una videoteca abbastanza completa sulla storia del cinema che ammonta a qualche centinaia di film, ai quali vanno ad aggiungersi quelli acquistati in dvd che non è che siano più recenti. E’una casa di un pazzo? Di un maniaco? Di uno snob? No è semplicemente il frutto di quella campagna di informazione che la televisione italiana proponeva fino alla seconda metà degli Anni’80, quando i film di qualità venivano presentati ad orari decenti, spesso in prima serata, quando il cinema veniva visto quasi come un mezzo per far crescere le persone non per renderle quasi deficienti come accade ora con i programmi spazzatura, con le inguardabili scemenze, con questi << freaks >> sopra le righe e senza un minimo di sale in zucca che vengono propinati come eroi di questi anni infami.Per quelli della mia generazione – non siamo ottuagenari- a mancare è il concetto di credibilità che la televisione ha gettato tra i rifiuti, massacrata da inutili spese, dalla ricerca esasperata dell’audience di basso livello a tutti i costi e dalla mediocrità culturale e professionale di molti dei suoi dirigenti. I film che sono a casa mia erano presentati da critici importanti e piacevoli, in grado di esprimere concetti difficili con parole molto semplici, coinvolgenti, senza la spocchia del critico a tutti i costi, dell’intellettuale snob. Fava e Vieri Razzini, due esempi importanti di casa Rai, hanno allevato una generazione al gusto e al discernimento. Ora chi non ha la pay tv o il digitale, dove ogni tanto qualcosa di miracoloso accade – e non parliamo di una rassegna su Tsukamoto e il pulp giapponese- può tranquillamente fare a meno di un film bello in prima serata perché non vengono mandati in onda e quando accade è solo per via della morte di qualcuno. Non c’è poi da stupirsi se i ragazzi vanno a vedere boiate e il gusto manco sanno cosa sia. Se nessuno mostra loro che esiste anche la qualità, il buon cinema – non Bergman o Tarkovsky per citare due eroi dei cineforum- sarà sempre più un prodotto destinato al massacro commerciale, da immolare in nome di una tendenza al ribasso del gusto della quale la tv ha gravi responsabilità.

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