Interview alla Cassavetes

domenica, Aprile 13, 2008 0 No tags Permalink 0

interview.jpgChe bello avere scoperto quanto John Cassavetes possa avere influenzato Steve Buscemi come attore e soprattutto regista. << Interview >>, arrivato tardissimo nelle nostre sale, fa parte infatti di quel genere di lavori nei quali uno dei più grandi autori di cinema, Cassavetes padre appunto, riusciva ad emergere. Primo << remake >> della trilogia di Theo van Gogh, << Interview >> ha una solida base cinematografica, anche se sulle prime e per l’assenza di esterni, se non nelle scene iniziali e finali, potrebbe sembrare un lavoro adatto per una piece teatrale, il che non sarebbe certo un delitto, anzi. Ma è cinema allo stato puro; è prova di attori – Buscemi e la sempre più brava oltre che affascinante Sienna Miller- è solida sceneggiatura, è soprattutto cinema mentale che gioca con le parole, le situazioni, il vero e il falso. Non ha cadute, non ha pause, non annoia mai, non rilassa mai. La capacità di Buscemi regista è quella di muoversi con estrema leggerezza in un territorio che potrebbe apparire minato e difficoltoso, dove le parole potrebbero essere troppe, tramutarsi in un faticoso percorso: invece il film scorre che è un piacere grazie all’uso, prediletto dallo stesso van Gogh, di tre camere che riprendono in contemporanea e alla fisicità degli attori stessi, perfetti nelle loro parti e nella recita, capaci di improvvisare, di divertirsi, di entrare realmente in coloro i quali devono impersonare. Il merito di Buscemi e di Miller è proprio di essere riusciti nell’impresa regalando alla fine un’estrema credibilità a tutto l’impianto, a essere seguiti dagli spettatori persino con simpatia nelle loro manifeste bugie, nel loro giocare una partita sul filo dell’equilibrismo, nello scambiarsi i ruoli, nel muovere le proprie pedine di fascinazione o di rigetto. Tra l’intervistatore e l’intervistata è lotta per non mostrarsi, per non spogliarsi fino al momento in cui entrambi resteranno nudi l’uno nei confronti dell’altra. Forse. Sono convinto che se Cassavetes potesse vedere il film di Buscemi si sentirebbe soddisfatto: anche lui avrebbe condotto il gioco nello stesso modo. E’il motivo per non perdere assolutamente questo << piccolo >> gioiellino distribuito da Fandango.

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