Dissipatio H.G. il film che vorrei produrre

martedì, Aprile 8, 2008 0 No tags Permalink 0

morsellidissip.gifMentre oziavo per la strada mi sono domandato i motivi per i quali quando si parla di grandi romanzi italiani parte della critica si dimentica di << Dissipatio Humani Generis >> di Guido Morselli. Chi ha frequentato il mio blog precedente, appunto lo << Schittone furioso >> di bloggers.it, si è imbattuto spesso nella citazione. Ammetto che il libro ha avuto un’influenza fondamentale per la mia crescita. L’ho letto da giovanissimo su consiglio di chi non ricordo e non l’ho più abbandonato. L’ho consigliato, regalato – quando se ne trovavano copie in giro- commentato, immaginato. Eh sì perché nella mia follia << Dissipatio Humani Generis >> l’ho sempre legato a un film da far girare a Michelangelo Antonioni ed è da quei giorni che mi ha preso la voglia di diventare produttore cinematografico….senza portafoglio. Me le sono ricordato perché non viene mai citato, mai preso come esempio di una narrativa italiana indipendente, slegata dai grandi gruppi e dalle allegre combriccole degli Anni’60. Una letteratura da << solista >>, personale, coltissima e difficile, perfetta nella costruzione della frase e del vocabolo senza trasformarsi mai in esercizio di stile, anzi spiazzando all’improvviso con l’ironia disperata di chi di lì a poco metterà in atto il gesto estremo, proprio come l’io narrante che esce per strada e trova solo i reperti di un mondo scomparso e nessun altro presente nel globo. Credo che l’ostracismo dimostratogli in vita – Morselli è noto per essere stato rifiutato da tutti gli editori e pubblicato postumo- dipendesse in parte anche dal suo stile, così distante dalle mode, così vicino a Duerematt, alle lucidissime follie della narrativa mitleuropea. Il solipsismo necessario di Morselli è in Dissipatio H.G. allo stesso tempo un inno alla vita passata e un chiudersi in sé stesso aprendosi al mondo, il che può apparire una contraddizione ma non leggendolo. C’è un’immagine in questo splendido romanzo pubblicato nel 1977 da Adelphi: il protagonista costruisce un monumento ai simboli del mondo scomparso. Una scena che Antonioni avrebbe girato come nessun altro: << Ho deciso di innalzare alla loro memoria, in piazza del Mercato ( Widmad ) un cenotafio. Mi pare che si dica così. Ci ho lavorato un paio di giorni: un furgoncino commerciale e una Mercedes coupé, formano la base del monumento, una ventina di televisori, tolti al Grande Emporio, il corpo. Sulle TV qualche apparecchio fotografico e di cinepresa, ceste di bottiglie di cocacola. In cima, all’altezza di tre metri circa da terra, un cartellone enorme, che riempiva una vetrina all’Agenzia di Viaggi. Un Kodachrome di metri 3X2, intimante una spiaggia, con la famosa arena bianca, delle Bahamas, e l’invito ” Voliamo laggiù- dove la vita è migliore “. Un po’ sull’aria della canzone tahitiana: ” Native Gods are calling. To them we belong ” >>.Ben prima che arrivasse << La strada >> di McCarthy, ben prima di altri romanzi nei quali ci si sveglia e l’umano non esiste più, Guido Morselli aveva scritto un capolavoro. Che continua a non essere ricordato e che bisognerebbe invece inserire tra i lavori più importanti mai scritti nel ‘900.PS: e se per caso nessuno ha mai letto << Contropassato prossimo >> dia un’occhiata a come Morselli modifica la storia della prima guerra mondiale, facendola vincere agli austriaci. Non ricorda Philip K Dick de << La svastica sotto il sole >>?

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