Cibo e famiglia, il mondo ricreato dalle adolescenti di The House of Us

Hana ha dodici anni; con il fratello è sottoposta al crepitio delle discussioni dei genitori che stanno per lasciarsi. Hana cerca di sublimare la situazione cucinando, soprattutto piatti a base di uova. Hana osserva, spia, sospetta, comprende. Cerca un dialogo, lancia sos, spesso si ritrova da sola. L’estate sudcoreana sta finendo per lei e per altre due bimbe che vivono in un quartiere popolare. Anche loro << orfane >> di una famiglia. Vivono con uno zio che non si vede mai; i genitori sono impegnati con il loro lavoro di montatori di carta da parati in un cantiere in riva al mare. L’incontro tra Hana e le due bimbe darà vita a una storia di amicizia che andrà ben al di là del puro e semplice racconto di formazione. The House of Us della regista sudcoreana Ga-eun Yoon ha aperto l’edizione 2020 del Far East Film Festival. Una scelta, quella degli organizzatori della kermesse friulana, controcorrente ma azzeccata perché il film non solo è delizioso e delicato ma riesce, caso abbastanza unico, attraverso l’ottica degli adolescenti a toccare più problematiche –a volte anche troppe– evolvendole con tocchi leggeri.

È il merito maggiore di The House of Us. Le tre protagoniste della storia di Ga-eun Yoon non si limitano a osservare in modo sconsolato il mondo degli adulti. Cercano di ricrearlo secondo i propri parametri e di imporlo agli adulti stessi. Così si ribaltano i ruoli. La riflessione della regista sulla società sudcoreana è spietata: il dato di partenza, molto ben evidenziato, è che il lavoro, l’ambizione individuale o gli stati di necessità minano il simbolo fisico dell’appartenenza al nucleo di riferimento, ovvero le case. Il contenitore diventa quindi metafora di qualcosa che gli adolescenti di The House of Us devono preservare. Ga-eun Yoon gioca sul contrasto anche sociale tra le sue adolescenti. Hana è una borghese con madre in carriera, padre a rischio di alcolismo con un’amante. Le sue due amichette Yoo-mi e Yoo-jin subiscono abbandoni forzati a causa del lavoro dei genitori. La prima quindi vive una casa in cui sentimenti sono stati sfrattati; le seconde rischiano l’ennesimo trasferimento, perché la provvisorietà è il leit motiv dominante della loro giovane esistenza. Nel contesto si inserisce la costante e quasi asfissiante-nel senso positivo del termine- simbologia del cibo. Hana consulta libri di ricette, le ricrea a proprio piacimento, disegnando e scrivendo gli ingredienti nei suoi quaderni colorati. Il cibo è il collante, il punto fermo da cui parte l’idea di famiglia, intesa come gruppo legato da una relazione di sangue. Per questo e durante l’intero svolgimento del film-l’incipit è indicativo- il cucinare figura da medium simbolico di ogni evento, passando dall’indigestione alla carenza, dalla preparazione alla sua non assunzione o all’interruzione di un pranzo o una cena.

Le ragazzine di The House of Us sono adulte capaci di assumersi la responsabilità a fronte dell’assenza di chi è troppo preso a fare i conti con le proprie crisi o con il dovere del lavoro. Il film bilancia molto bene le varie sfumature psicologiche delle tre protagoniste e della famiglia di Hana. L’armonia è assoluta per tutta la prima parte, dove non mancano la vena ironica, il divertimento, la riflessione. Più scontata e forzata– troppi i richiami a cose già viste e che fanno un poco nouvelle vague– la seconda che riguarda l’improbabile viaggio compiuto dal trio al femminile. È in parte funzionale alla trama eppure appesantisce un racconto fino ad allora ineccepibile. Ma il finale, pur nella sua semplicità, è qualcosa di profondo, che non si dimentica. Quel << Ora può iniziare il nostro vero viaggio >> pronunciato da Hana sui titoli di coda è efficace, commovente. Gli occhi degli adolescenti hanno la capacità di fotografare con disincanto il reale. Analizzano il mondo degli adulti, ne determinano l’assunzione di responsabilità e il riconsiderare le scelte operate. Bravissime le tre giovani interpreti. I lunghi primi piani fissano il volto di Hana, Kim na-Yeon, da cui esplodono dolore, speranza, voglia di cambiare le cose. È lei il punto di riferimento di Yoo-mi, Kim Shi-A, e di Yoo-Jin, Joo ye-Rim -appena otto anni- a loro volta essenziali per Hana nel vaso comunicante che The House of Us propone senza soluzione di continuità tra adulti che non sono più famiglia e figli che di questa non possono più fare a meno e per ciò la devono ricreare.

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