Un film leggero che diverte
A Cena con il Dittatore è il film spagnolo campione d’incassi in uscita in aprile. Sulle prime pensavo, visto l’argomento, a una sorta di Le Assaggiatrici in salsa iberica. Invece della mirabile opera di Silvio Soldini-vista in ritardo e recensita nella sezione film in breve(Altri film in poche righe)- non c’è proprio nulla. In A Cena con il Dittatore siamo nel territorio della più assoluta leggerezza e nel campo delle commedie brillanti, distanti dai capolavori tipo Bastardi senza Gloria(Ucronia in salsa Tarantino) ma più che accettabili per trascorrere quasi due ore ridendo di una tragedia. È quasi una novità per la Spagna in cui l’ombra di quel disgraziato periodo storico è sempre stata presente, si pensi ai meravigliosi romanzi di Javier Marìas, anche nella narrativa contemporanea. Non è stato casuale che Manuel Gómez Pereira abbia ricevuto il premio Goya per la miglior sceneggiatura non originale tratta dal testo teatrale La Cena dei Generali di José Luis Alonso de Santos: i giurati hanno premiato soprattutto la capacità di tenere alto il registro ironico e beffardo per tutti i 106 minuti della sua durata. Pochi sono i cali di tensione, quasi nulli gli spazi che limitano l’attenzione. Ci si diverte in leggerezza.
Stereotipi che funzionano
Non c’è nulla di nuovo in A Cena con il Dittatore ed è forse questo che funziona: tutti i personaggi sono ridotti a macchiette, molti di esse già viste, previste e prevedibili nella loro evoluzione: il tenentino spaesato che deve eseguire gli ordini, il generale fanatico che spara ai ratti come agli umani, il direttore d’albergo che è dapprima vittima e poi mente pensante dell’operazione, i cuochi comunisti che vogliono tentare la fuga e il caudillo ridotto a essere un perfetto idiota, comandato a bacchetta dalla moglie. Tutto questo viene inserito quindici giorni dopo l’affermazione franchista del 1939 in una Spagna ridotta allo stremo dalla lunga e sanguinosa guerra civile. Franco decide di organizzare una cena per i suoi generali nel miglior hotel di Madrid, ignaro che questo sia stato trasformato in un ospedale. I suoi ufficiali dovranno in sole ventiquattro ore organizzare il banchetto con l’aiuto del direttore, rivolgendosi agli unici bravi cuochi della città che sono carcerati comunisti in procinto di essere condannati a morte. Ci saranno molti colpi di scena e il finale, ironico e riuscito, non sarà quello immaginato né dai protagonisti della vicenda né dagli spettatori del film.
Bravissimi tutti gli attori
Altra forza di A Cena con il Dittatore sono gli interpreti: il cast è amalgamato alla perfezione ed ognuno degli attori sembra divertirsi a impersonare il proprio personaggio. Sopra tutti ci sono Alberto San Juan, il direttore d’hotel, e Mario Casas, il tenente, il cui rapporto a poco a poco strizzerà l’occhio anche alle immancabili tematiche di genere. Così ridendo il film mette in barzelletta gli anni peggiori della storia spagnola , mostrando in sottofondo divisioni e spaccature, miseria e sgomento, l’ottusità del potere con una certa precisione degli elementi storici(tra i soldati ci sono anche le truppe della Fuerzas Regulares Indígenas). Come già scritto A Cena con il Dittatore non aggiunge nulla di nuovo a questa tipologia cinematografica ma serve, ridendo, a ricordare cosa significa vivere nei tempi grami della storia.